Il potere terapeutico della scrittura come forma di espressione di sé

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Le scuole medie sono state proprio terribili, credo non solo per me.

E’ quel periodo in cui puoi essere solo due cose: la persona che prende in giro oppure quella presa in giro, non esistono vie di mezzo.

E indovinate un po’ chi ero io? 

Ta taaaan! Quella della seconda categoria. 

Ok, forse ho esagerato: non è stato sempre così.

Ci sono stati anche giorni sereni e tranquilli, giorni in cui ero “quella simpatica”, in cui ero felice perché avevo tanti amici che mi volevano bene.

Il punto è che io non potevo saperlo, non potevo sapere in anticipo che giorno sarebbe stato: se quello buono o quello in cui contavo i minuti per la fine della ricreazione.

Poi ho cambiato scuola, ho voluto sotterrare alcune frasi dette, alcune prese in giro. 

E queste ferite ci hanno messo tanto tempo a rimarginarsi: tanti anni, in cui portavo dietro gli strascichi di un’insicurezza nascosta. 

Anche se un po’ bruciavano: erano come quelle ferite che stanno facendo la crosta e che se lasci lì senza pensarci, neanche ti ricordi di avere. Ma quando le tocchi o metti l’acqua ossigenata, bruciano.

Poi ho iniziato a credere al potere terapeutico della scrittura. 

Quindi non solo scrivere per dilettarmi o dire la mia opinione, ma per curare le ferite

Ho iniziato a scrivere, descrivere alcuni eventi: non per “cancellarli” dalla mia memoria, ma per lasciare andare le emozioni negative che erano collegate, per metabolizzarli. 

E non sono necessariamente eventi “drastici”, a volte si pensa che per fare certi esercizi sia necessario che l’evento sia “grave” o particolarmente impattante, come la malattia o la morte di una persona.

Non è così. 

Anche una parola detta male o una risata di troppo, possono essere momenti che vogliamo lasciare andare.

Cos’è la scrittura espressiva

È stato quando ho capito il valore terapeutico della scrittura che ho iniziato a dare un senso al mio diario segreto.

A furia di lasciare traccia dei miei stati d’animo, mi rendevo conto che cio’ che scrivevo sulle pagine non era solo diletto ma una forma di scrittura espressiva.

Cos’è la scrittura espressiva?

Si chiama così perché serve appunto a esprimere le emozioni, per risanare le tue ferite.

Da leggere: Cosa e come scrivere un diario segreto per sentirci bene con noi stessi

Come funziona?

Ci sono soltanto tre regolette da seguire: 

  1. L’evento di cui scrivi deve essere per te doloroso 
  2. E’ necessario scrivere per almeno 15 minuti (almeno, quindi non c’è un tempo massimo) senza punteggiatura o riflessioni, lasciando scorrere la penna liberamente, come un fiume
  3. Fallo per 3-4 giorni di fila

La scrittura espressiva è un ottimo modo per rielaborare le tue emozioni, ciò che ti è successo.

Quindi fallo senza giudizio, senza pensare che l’evento in sé è sciocco o che qualcuno potrebbe leggere quello che scrivi. 

Distruggi quei fogli dopo, se ti fa stare meglio.

Ricordati che guarire è un processo: è impensabile iniziare subito con il sollievo, il primo passo è accettare di avere quella ferita, per poi curarla.

Anche se all’inizio fa male.

Loredana

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2 commenti su “Il potere terapeutico della scrittura come forma di espressione di sé”

  1. Ciao Loredana, il tuo racconto Minha colpito molto perché è anche il mio e immagino quello di tanti altri. Mi faceva stare meglio scrivere e adesso, nella vita adulta, è nei momenti peggiori che raccontando come mi sento a un foglio, subito dopo mi sento più libera. Anche a me sarebbe piaciuto (piacerebbe) lavorare scrivendo, ma la vita mi ha portata a dimenticare questa passione o a non valorizzare affatto le mie inclinazioni…
    Guardo sempre con ammirazione a chi invece come te cel’ha fatta!
    Grazie per aver condiviso.

    Rispondi
    • Ciao Giusy, capita spesso di dimenticare cosa ci ha fatto stare bene: per qualcuno è scrivere, per altri dipingere o disegnare, per altri ancora fare sport e così via. Ti capisco davvero.
      Credo non sia mai troppo tardi per iniziare: è chiaro, in base al momento della vita, questo “nuovo inizio” sarà diverso dalla prima volta… Ma è possibile. E tante persone di successo ce lo insegnano.

      Grazie per aver condiviso un pezzo della tua storia,

      un abbraccio

      Rispondi

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