Sentirsi dei falliti: ecco cosa ho imparato da questa esperienza.

sentirsi falliti

Apro gli occhi, non so che ore sono, non ho l’orologio al polso e non voglio controllare il cellulare.
Non voglio controllare perché non voglio leggere le decine di messaggi “non letti”, alcuni probabilmente scritti in modo veloce, magari in minuscolo e senza punteggiatura: auguri.

Davvero dai così poco peso al mio compleanno che neanche ti disturbi a mettere la “A” in maiuscolo? Oppure non sai che la prima lettera va in maiuscolo? O non te n’eri accorto? O per te è normale? Va be, lasciamo perdere.

Buon compleanno, mi dico.
Buon compleanno, venticinque anni, in un monolocale, da sola, lontano dalla mia famiglia, senza un fidanzato e un lavoro. Ho fallito.

Un salto indietro

Il giorno del mio compleanno è sempre stato speciale per me: i miei genitori ci hanno cresciuto, a me e alle mie sorelle, con l’idea che il giorno del nostro compleanno è il nostro giorno.

Il giorno in cui si festeggia la nostra nascita, la nostra vita: ci trasformiamo in delle principesse che prendono le decisioni a castello, che decidono come e con chi festeggiare.
E anche adesso che non siamo più bambine, abbiamo tutte e tre tenuto questa tradizione… E mi piace molto.
Eppure non sono mai stata una bambina/ragazza dalle mille pretese, anche se da piccola pensavo di essere una principessa (un giorno ti racconterò pure questa storia): mi bastava scegliere gli invitati, il cibo e stare insieme. Sono una ragazza semplice, dicono. Che semplice significa che mi basta poco per essere felice. E mi piace.

essere fallito e trasformarsi in farfalla

Dicevamo, il giorno del mio compleanno è sempre stato speciale e forse per questo motivo quell’anno è stato davvero difficile viverlo, ero davvero in crisi.
Quell’anno non c’erano parenti da invitare (erano a 1600 km), cene da organizzare, fidanzato a cui pensare o torta da portare in ufficio.
Quell’anno, quel giorno, sentivo di non avere nulla in mano.

Come quando sei piccolo, che con tanta fatica acchiappi una farfalla e la racchiudi tra le mani, ma poi ti rendi conto che devi lasciarla volare libera: ti senti vuoto, hai fatto tante corse per niente, non puoi guardarla più.

Il 21 giugno 2018

Non avevo voglia di leggere quei messaggi, non avevo voglia di rispondere al telefono, alzarmi, pensare.
Volevo solo rimanere a letto, dirmi in testa che avevo raggiunto un quarto di secolo avendo con me soltanto confusione, e che avevo fallito.
C’è gente alla tua età che è miliardaria e tu sei disoccupata.
Tanto impegno per poi mandare in fumo tutto.
Spesso il nostro cervello è il nostro peggior nemico: ci permette di pensare frasi umilianti e di credere che non valiamo niente.

Da leggere: 3 consigli utili per riacquistare fiducia in sé stessi

Ma io valevo, io valgo, solo che non volevo accettare di aver lasciato andare alcune cose nella mia vita, in primis il mio lavoro: che non era “solo” un lavoro ma era parte della mia vita. Gran parte della mia vita. Ma lo avevo lasciato perché sentivo che non volevo farlo più.

E poi avevo lasciato anche il mio ragazzo e messo in dubbio tutte le scelte fatte fino a quel momento.

Che lavoro vuoi fare?
Vuoi davvero interrompere la relazione?
E adesso torno in Sicilia o resto a Milano?
O magari all’estero?

E se avessi perso tempo fino ad ora?
Quante delusioni stai dando?

Insomma, un gran bel casino.

Ok, mi alzo. Penso: “Diamo un senso a questa giornata”!
Sarò sincera, non ricordo quasi nulla di quel giorno, solo due cose: la prima, che a un certo punto mi è scattato qualcosa dentro, una frase, un pensiero ben definito: non voglio più provare questa emozione di fallimento e disperazione.

Che poi, cos’è il fallimento? Chi decide, davvero, se sei un fallito o meno? Sei hai fallito o meno? Spesso siamo noi i primi a puntare il dito contro noi stessi ma, allo stesso modo, possiamo decidere che quei momenti non siano un fallimento ma semplicemente una bella lezione. Che quei momenti di confusione, tristezza, dubbi, servano. Servano per sentirci vivi, per metterci in discussione, per crescere.

sentirsi un fallito
La qualità della foto questa volta non conta, vero? 😀

La seconda cosa che ricordo, con tanta gioia, è la serata. Sono una ragazza semplice: un aperitivo con alcune amiche, un brindisi e una torta al cioccolato.
E lo ricordo ancora, quel brindisi: “ci sono cose che vanno e vengono, ma certe cose restano e sono quelle più importanti. E queste non sono ‘cose’, ma sono persone, emozioni, risate, ricordi. Sono consapevolezze apprese, errori fatti, strade percorse. Brindiamo a questo!”.

Un anno – e qualche mese – dopo

Ogni tanto abbiamo fretta.
Fretta di ricostruire dei legami, di avere il successo che desideriamo, di perdere quei chili di troppo. Ma per certe cose di vuole tempo.
Per creare certe cose, ci vuole tempo.
Per ricostruire una stabilità, ci vuole tempo. E pazienza.
Io ho preso il mio tempo, l’ho guardato negli occhi e gli ho promesso che ne avrei dedicato di più a me stessa.
Che mai e poi mai avrei detestato così tanto la persona che guardo allo specchio ogni mattina.
Gli ho promesso che avrei vissuto a pieno le emozioni, che avrei continuato a sbagliare, a fare cazz***, ma sempre con la consapevolezza di poter ripartire da me stessa.

Da leggere: Quando essere consapevoli di sé stessi aiuta il bruco a diventare farfalla.

sentirsi falliti

E forse grazie a quelle promesse che ho mantenuto, adesso ti racconto di questa storia come se fosse lontanissima, per quanto è diversa la mia vita adesso.
E forse grazie a quelle promesse adesso sono arrivata dove sono, consapevole che fallire, qualsiasi cosa questa parola significhi, fa bene.

Come quando sei piccolo, che lasci libera quella farfalla e sei triste all’inizio ma quando la vedi volare libera sai di aver fatto la cosa migliore per lei. Anche se non sai che caz** fa la farfalla della sua vita – se davvero vive un giorno o se va a giocare con le sue amichette – perché sai che se l’avessi trattenuta ancora tra le mani probabilmente sarebbe morta. E tu ci saresti stato male.
Per questo l’hai lasciata libera: per farla volare, farle trovare la sua strada. E tu la tua.
Così accade anche nella vita: ci sono delle volte in cui dobbiamo mollare la presa, lasciare andare, perché è terminato il tempo di tenere con noi quel lavoro, quella relazione.

E se ti stai chiedendo se adesso ho trovato la mia strada, se ho il lavoro dei miei sogni e il principe azzurro, beh… Mi spiace deluderti ma, no. E non credo sia quella la cosa più importante.
E allora tutto sto pippone a cosa è servito Loredana?
Aspetta, quello che intendevo dire è che non è ancora tutto come vorrei nella mia vita ma ho sicuramente imparato la lezione più importante: cioè che la vita sa quello che fa.

A volte è dura, a volte ti mette davanti ostacoli che pensi siano più grandi di te.

Ti chiede dei sacrifici, delle rinunce.
A volte provi emozioni che ti bruciano il petto, che sembrano insopportabili.
A volte ti sembra di non avere nulla ma, se hai te stesso, credimi, hai tutto quello che ti serve.
La vita a volte è complessa, non di facile comprensione. Ma ogni cosa ha suo tempo e step by step potrai costruire qualcosa di grande.

Ascolta il tuo cuore… E la farfalla volerà libera.

Alla prossima,

Loredana

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2 commenti su “Sentirsi dei falliti: ecco cosa ho imparato da questa esperienza.”

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