Il rapporto vittima-carnefice: questione di dipendenza affettiva?

ragazza vittima del carnefice

“Non mi capisci mai”, “non me ne va mai bene una”, “i miei genitori ce l’hanno sempre con me”.

Ecco le tre frasi tipiche di chi, almeno una volta, si è sentito vittima di un carnefice.

Le relazioni più gettonate di queste dinamiche psicologiche sono di certo quella genitore-figlio e quella di coppia: è normale che ci siano dei momenti in cui uno è “superiore” all’altro, purchè non diventi la normalità.

Mi spiego meglio… E’ normale che nel rapporto genitore-figlio ci siano dei momenti in cui il genitore è superiore, per esempio quando il bambino è piccolo e deve decidere in che scuola mandarlo. 

Oppure, nella relazione di coppia, potrebbe essere che, nella scelta dell’acquisto della casa ad esempio, venga dato più peso al partner che ha vissuto più tempo in quella città. 

Oppure ancora quando uno dei due sta male, l’altro lo accudisce e sta in posizione “superiore”. 

E così via.

Queste dinamiche, si trasformano in dinamiche nocive, che definiamo “vittima – carnefice” quando la quotidianità diventa che una delle due persone sovrasti l’altra. 

Cosa dice la psicologia in merito ai rapporti vittima-carnefice? 

Come al solito, bisogna partire sempre dai sentimenti che la persona nutre nei propri confronti e ciò che crede di sè: difficilmente, una persona che crede in se stessa e di meritare amore, tollererebbe queste dinamiche.

Ti dico la verità, anche io credo di essere entrata in questa dinamica di dipendenza affettiva. 

Da leggere: 3 atteggiamenti di distacco emotivo che faresti meglio a non sottovalutare

Diciamo che le relazioni di coppia non sono mai state il mio forte: la mia autostima come donna era piuttosto scarsa, non mi sentivo bella o all’altezza e avevo una paura fottuta dell’abbandono. 

E non ero l’unica a sentirmi così: evidentemente, anche il mio ex ragazzo dell’epoca. 

Guardando quella relazione adesso, da lontano e a mente lucida, mi rendo conto che c’è stato tanto amore, è vero… Ma anche dinamiche psicologiche di vittima-carnefice.

Per la maggior parte del tempo, io ero stata la carnefice: volevo imporre le mie volontà, facevo di tutto pur di tenermelo stretto, anche quando voleva lasciarmi andare. E ogni tanto facevo la vittima: lui non mi capisce, non sa cosa significa “essere così”, “fare questo”, e bla bla bla.

Come mai? Gran paura di perderlo.

Da leggere: Se vivi un blocco emotivo e non sai come superarlo, parti da qui

E non perché pensassi che fosse il meglio per me, ma perché pensavo di rimanere sola.

E non sto dicendo che lui non fosse un bravo ragazzo, tutt’altro: è un ragazzo d’oro, sensibile, amorevole… Solo che non era il meglio per me, non andavamo poi così tanto d’accordo: era molto più forte il bisogno di soddisfare a vicenda questa dipendenza affettiva.

Tutti vogliamo essere amati: c’è però una differenza abissale tra amore e dipendenza affettiva, tra rapporto alla pari e vittima-carnefice. 

Cosa fare se ti trovi in un rapporto vittima – carnefice? 

Sicuramente il primo passo è la consapevolezza: rendersi conto che non si tratta di amore, o meglio, non è solo amore.

  1. Una volta capito, è bene scavare dentro di sè:
    mi sento incapace?
    Inferiore a lui/lei?
    E’ successo qualcosa nella mia vita che me lo ha fatto credere? 
  2. Se la risposta è “sì” ad almeno una di queste domande, probabilmente stai colmando un vuoto… Con un’altra persona.
    E’ normale avere a volte dei buchi dentro di noi: certe esperienze sono impegnative da elaborare, lo capisco. Il punto è che ci sono due modi per riempire i buchi: comprando un po’ di stucco oppure guardando da un’altra parte.

    Ecco, fare finta di niente e provare a colmare il buco con un rapporto vittima-carnefice è come se ti girassi dall’altra parte, mentre il buco si allarga: prima o poi dovrai coprirlo. Ed è meglio coprire un buchino che una voragine. Lo stucco è la soluzione, anche se a volte è difficile.
    Come fare?
    Ti propongo questo esercizio:
    prendi un foglio, una penna (controlla che scriva) e mettiti in un posto dove sai che puoi stare tranquillo/a. 

Inizia a descrivere la relazione in cui tu hai anche solo il dubbio di essere vittima o carnefice. Scrivi tutto quello che ti viene in mente: frasi dette/pensate, decisioni prese (dalle più piccole tipo cosa mangiare a cena alle più grandi), litigi. Qualsiasi cosa. 

Una volta finito, conserva il foglio. Senza rileggerlo.
Dopo 1 o 2 giorni, riprendi quel foglio e rileggi a mente lucida, essendo più neutrale possibile, come se fosse la descrizione della relazione di altre persone.
Cosa pensi?
Se vedessi o sentissi le stesse cose da altre due persone, cosa penseresti?
E’ una dinamica da dipendenza affettiva o eri solo arrabbiato/a in quel momento?
Se dentro di te stai pensando frasi giustificanti tipo “eh va be dai ma lui/lei è fatto così” … Allarme rosso.

Ricordati che la dipendenza affettiva è figlia di situazioni tollerate, che in altri momenti avremmo interrotto. 

Alla prossima, 

Loredana

SHARE THIS

Share on whatsapp
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin
Share on pinterest
Share on email

Potrebbero interessarti..

Questo sito utilizza cookies. Continuando la navigazione acconsenti al loro impiego e accetti la Privacy policy